
L’idea è di Caterina Fake, quella di Flickr, il più grande contenitore fotografico del web.
Hunch è un motore di ricerca motivazionale: il concetto è lo stesso di Google ma più elaborato, perchè costruito sui nostri gusti personali.
Per capirci: dovete andare in vacanza? Acquistare l’auto dei vostri sogni? Sapere quale serie tv degli anni ottanta è più adatta a voi? E via dicendo. Ogni vostra domanda avrà una risposta. Una super sfera di cristallo virtuale.
A differenza di Google poi, Hunch sfrutta il concetto di comunità. Creando un account, non solo potrete rispondere a una serie di domande utili a elaborare le risposte più adatte a voi, ma potrete contribuire anche ad aiutare gli altri utenti a trovare le soluzioni ai loro amletici dubbi.
A cosa serve? A un sacco di cose, e a niente. Per il momento.
Perché prima o poi i cervelloni del MIT (hanno elaborato loro il super algoritmo capace di dar vita al progetto) o qualche altro nerd (di una volta) s’inventeranno un’altra diavoleria. Perché l’egemonia di Google è tale che nessun altro motore di ricerca, fino ad oggi, è mai riuscito a metterla in discussione.
Nulla toglie che Hunch, reso accessibile al pubblico dallo scorso giugno, qualche interesse per potenziali sponsor e investitori ce l’ha.
Saprà anche diventare un must come Facebook o Twitter? Chissà se l’algoritmo è in grado di dare una risposta a questa domanda.
Di certo potrà essere d’aiuto a tanti futuri scrittori. Se il vostro dubbio è should I or shouldn’t I write a book? Hunch potrà darvi una mano.